10 anni fa la società spagnola è stata scossa da una tragedia assurda che ne ha cambiato profondamente l’atteggiamento nei confronti dei terroristi dell’ETA.
Il 13 luglio 1997 moriva, dopo essere stato sequestrato e giustiziato brutalmente dall’ETA, Miguel Ángel Blanco Garrido, consigliere comunale di un piccolo paesino del País Basco (Ermua). Potrebbe sembrare uno dei tanti assassinii perpetrati da quella banda di delinquenti che si nasconde dietro a ipotetiche ragioni politiche per ammazzare le persone, ma così non è.
Facciamo un passo indietro per ricordare la cronaca di quei giorni.
Alle 15:30 del 10 luglio 1997 Miguel Ángel stava scendendo dal treno che prendeva per andare a lavorare, quando gli si avvicinarono dei terroristi armati di pistole e lo sequestrarono. Poche ore dopo la notizia si diffuse e l’ETA lanciò al governo della nazione un ultimatum: se entro 48 ore non avessero accettato di avvicinare i componenti della banda terroristica che si trovavano in carceri lontane dal País Basco, lo avrebbero ammazzato.
Inizió quindi un terribile conto alla rovescia durante il quale l’intera nazione partecipò attivamente al dolore della famiglia riempiendo le strade e le piazze e chiedendo a gran voce la liberazione del giovane (aveva 29 anni, gli stessi che ho io ora). Nacque il cosiddetto “Spirito di Ermua”, un sentimento di unità e di solidarietà che pervase tutte le case spagnole facendole sentire parte di un dramma famigliare elevato a dramma nazionale e che rappresentò un momento di svolta nell’atteggiamento della società civile nei confronti del terrorismo.
Purtroppo i sei milioni di persone che manifestarono la loro solidarietà alla famiglia di Miguel Ángel non riuscirono ad impietosire quegli animali che avevano in mano la vita del giovane consigliere comunale ed il suo corpo in fin di vita venne trovato in un bosco da dei cacciatori, meno di un’ora dopo lo scadere dell’ultimatum.
La corsa contro il tempo per salvarlo non servì e all’alba del 13 luglio tutta la nazione pianse la morte di un eroe involontario, un ragazzo come molti altri che l’ETA scelse per il suo ricatto allo stato.
Vorrei sottolineare 2 cose che ho capito in questi giorni di commemorazione.
Da quello che ho visto, i genitori e la sorella di Miguel Ángel sono stati incredibilmente rispettosi delle autorità, mai hanno chiesto che si cedesse all’ETA perchè liberassero il loro figlio e fratello, ma sempre hanno accettato con molta dignità e molta forza lo svolgersi delle vicende.
Un altro aspetto che mi ha emozionato è la stupenda rezione popolare di tutti gli spagnoli. Quello che successe 10 anni fa è solo una dimostrazione della forza di questo popolo, un popolo che si sa emozionare e sa manifestare la proprie convinzioni, senza lasciarsi vincere dai mille motivi che possono convincere una persona a rimanere a casa. A volte mi sembra che siano molto influenzabili dagli umori della televisione e del resto della popolazione (a dire il vero come noi tutti) ma sanno lottare per quello in cui credono come pochi.
Purtroppo si sono trovati di fronte a degli animali senza cuore e senza testa e la mobilitazione non ha avuto successo, ma per lo meno possono dire di averci provato e non avranno rimpianti.
Di seguito potete trovare un esempio dell’atteggiamento selvaggio dimostrato in più occasioni da Txapote, uno dei principali colpevoli dell’assassinio di Miguel Ángel Blanco. Il fanatismo è veramente una brutta bestia ma se è vissuto da persone come queste diventa pericolosissimo.



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