
Ancora una volta si parla di morti nel calcio italiano. In Spagna sono stato a vedere partite nelle curve dell’Osasuna e del Celta di Vigo e, standomene seduto al mio posto, non avevo nessuna sensazione di pericolo, non ho visto gruppi organizzati di violenti e tutti si sono goduti lo spettacolo.
Ricordo anche che ero a Pamplona quando l’Alaves eliminò l’Inter dalla Coppa Uefa di qualche anno fa e in diretta tv si vedeva che la polizia non poteva caricare contro i vandali che bruciavano i seggiolini dello stadio e tiravano di tutto contro i poliziotti. I miei amici spagnoli mi chiedevano come poteva essere possibile…In Italia c’è bisogno di fermare il campionato, di eliminare quei programmi sul calcio dove non fanno altro che litigare, mettere in carcere i violenti, eliminare i gruppi organizzati e recuperare il vero spirito del calcio inteso come sportività, divertimento, spettacolo…
Questa volta non si può accettare di rinviare qualche partita e che poi torni tutto come prima.



November 13th, 2007 at 11:26 am
Caro Antonio,
condivido alcune cose che hai scritto, mentre su altre la vediamo in maniera differente. Sicuramente in Italia c’e´un grave problema legato alla violenza che ruota intorno al calcio, la questione e’ difficile da risolvere perchè´secondo me gli incidenti da stadio sono il sintomo di una certa devianza sociale presente nel nostro paese, non sono una cosa scissa dal contesto della societa’ italiana che si puo’ sconfiggere agevolemente dall’oggi al domani con leggi e decreti d’urgenza. A mio avviso e’ opportuno lavorare a lungo termine con i bambini e i ragazzi fino ai 13-14 anni, perche’ educare la testa dei piu’ grandi e’ impresa impossibile. Per loro gli scontri, soprattutto contro la polizia, sono un divertimento, un modo di sfogarsi, se vogliamo anche di mettersi in mostra agli occhi degli amici. Contro questi esaltati l’unico rimedio e’ assicurare che le leggi che gia’ esistono vengano applicate, senza inventare ogni mese un nuovo inutile decreto antiviolenza che poi va a colpire solo i tifosi normali e pacifici, ad esempio con fastidiosi e inefficaci provvedimenti come i biglietti nominativi. E l’accanimento contro le forze dell’ordine, presente comunque anche nei movimenti ultras stranieri seppur in maniera minore, per me e’ figlio diretto della cultura dell’illegalita’ italiana, della legge del piu’ furbo che da sempre vige da noi, che vede lo Stato e i suoi rappresentanti sempre come nemici acerrimi e non come i custodi della democrazia. Aggiungerei anche che in Italia il comportamento dei tutori dell’ordine, in particolare della Polizia, non sempre e’ impeccabile nei confronti del cittadino, e soprattutto allo stadio, ma non solo, mi e’ capitato personalmente di assistere a episodi di poca professionalita’ e di arroganza, a provocazioni, a volte addirittura a episodi di abuso di potere da parte di alcuni agenti. Ma non voglio con questo fare di tutta l’erba un fascio dicendo che la polizia italiana e’ marcia, certo pero’ alcuni elementi al suo interno ne peggiorano notevolmente l’immagine complessiva e non aiutano a migliorare i rapporti con le frange piu’ violente dei tifosi, anzi.
Detto questo la soluzione non mi sembra quella di vietare le trasferte, di sciogliere i gruppi, di creare i presupposti perche’ la bellissima passione popolare che ancora pervade il calcio italiano venga soffocata, solo perche’ non si riesce a controllare una minoranza di tifosi violenti - e ti assicuro, perche’ ne conosco personalemente diversi, che non sono tutti dei pericolosi delinquenti, anzi nella vita di tutti i giorni molti sono brave persone, normalissime, ma che magari la domenica allo stadio si lasciano, chi piu’ chi meno ma certo colpevolemente, trasportare dagli eccessi della folla. Come avrai capito io sono un gran tifoso di calcio, sono laziale come il ragazzo ucciso, Gabriele, che peraltro conoscevo, anche se poco. E se Gabriele e´morto il calcio e gli ultras stavolta non c’entrano niente, perche´quel poliziotto che senza motivo,assurdamente, ha mirato al finestrino di una macchina in movimento, neanche sapeva cos’era appena successo in quell’area di servizio.
Anche io come te in questi mesi vivo in Spagna, e seppure sono qui da poco sono gia’ stato allo stadio due volte, una a vedere l’Atletico Madrid e l’altra proprio domenica sera a vedere il Real Madrid. Per carita’, l’atmosfera che si respira sulle gradinate e’ molto rilassata, di totale sicurezza e tranquillita’, e’ vero, ci si gode lo spettacolo. Ma nulla piu’. A me sinceramente e´mancato qualcosa. Mi sono mancati quei brividi che mi danno i cori intonati a squarciagola da un’intera curva che canta in piedi, non seduta come fosse a teatro, mi e’mancata l’ironia di certi striscioni e di certi sfotto’ che spesso fanno sorridere anche i tifosi avversari, mi e’ mancato vedere le facce intimorite dei calciatori della squadra ospite quando entrano in uno stadio che e’ una bolgia di suoni, voci e colori. In Spagna tutto questo non c’e´, non c’e´nemmeno in Inghilterra, Paese che noi italiani prendiamo tanto a modello in questo campo, dove le partite di pallone assomigliano sempre piu’ a silenziose recite di strapagati attori in calzoncini davanti a un pubblico addomesticato, cui non e’ permesso neanche alzarsi in piedi, nenache fossero all’opera…
L’Italia calcistica, pur con tutti i suoi mille problemi (e non parlo solo di quelli causati dal tifo violento, ma soprattutto dei molti altri come doping, scandalo-scommesse, calciopoli, bilanci truccati e via dicendo…), ha la fortuna di avere ancora un patrimonio di tifosi che rendono ogni partita, dalla serie A all’Eccellenza, un’emozione unica, uno scenario fantastico, un serbatoio di passione vera. In Spagna non esistono o quasi tifosi che vanno in trasferta, e per me questa cosa e´triste, perche’ l’amore per il proprio club, parlo di quello vero, autentico, non quello da salotto, significa seguire i propri beniamini anche fuori dalla propria citta’. Anzi e´proprio questa l’essenza dell’attaccamento a una sqaudra, il fare grandi sacrifici di ogni tipo per starle sempre vicino.
Sul sedile posteriore di una macchina che viaggiava sull’autosole verso san siro avrei potuto esserci anche io, quante volte ho percorso quell’autostrada per seguire la mia squadra nei campi del Nord Italia. Questo mi da veramente i brividi. Ma L’ultima cosa che vorrei al posto di Gabriele, e sono sicuro che anche lui la pensava come me, e´che in nome di una morte che col pallone non ha nulla a che fare, quel calcio che ancora, contro tutti e tutto, riesce ad emozionare milioni e milioni di persone, terminasse con me.
ps . Antonio scusami per la lunghezza del mio commento, ma mi sono lasciato trasportare dalla rabbia e dalla tristezza per quello che e´successo domenica…sono Andrea, il ragazzo di Roma che hai conosciuto qualche settimana fa a Madrid e che gentilmente hai anche accompagnato a casa. Ciao.
December 14th, 2007 at 3:32 pm
Ciao Andrea,
scusa se ti rispondo con così grande ritardo ma nell’ultimo mese non sono riucito a dedicare tempo al mio blog ed inoltre il tuo commento mi è arrivato confuso con un sacco di SPAM che ho ricevuto.
Mi fa piacere leggere il tuo parere perchè viene da una persona che vive in prima persona l’esperienza del tifoso.
Personalmente io amavo il calcio, non ho mai fatto parte di una tifoseria organizzata ma la Juve era una parte importante della mia vita. Parlo al passato perchè mi sono stufato di tutte le polemiche che ruotano intorno al calcio italiano il quale offre ormai uno spettacolo molto triste fatto più di chiacchiere che di gesta sportive memorabili.
Riguardo alle tifoserie sono d’accordo solo in parte con te. È bello entrare in uno stadio e vedere i tifosi animare la propria squadra ed ideare qualche sfottò intelligente e simpatico ma io pagherei per vedere in Italia lo spettacolo dei tifosi del Liverpool che cantano per tutta la partita il “You never walk alone” intimidendo la squadra avversaria senza bisogno di offenderla.
Da noi invece si sta creando un clima irreale che carica di tensione inutile le partite con programmi che praticamente fanno vedere pochissimo calcio e parlano solo di errori arbitrali.
Queste tensioni unite alla voglia di violenza di alcune persone per le quali il calcio è solo una scusa per fare a botte, portano a conseguenze letali.
Sinceramente non mi sembra sensato che si muoia per una partita di calcio, sia se la colpa è di un poliziotto sia se lo è di un gruppo di pseudo tifosi e, se in Italia non si riesce a porvi rimedio, rinuncio volentieri al campionato.
La mia speranza è che si trovi una soluzione meno drastica e che il calcio italiano torni ad essere famoso per la sua competitività, ma non mi fido. Spero di sbagliarmi.
Grazie ancora del tuo commento e mi dispoace che la tua Lazio non abbia passato il turno di Champions, mi immagino che tu sia andato a vederla, no?